Fermi amministrativi ed iscrizioni ipotecarie: prime brevi osservazioni

Fermi amministrativi ed iscrizioni ipotecarie: prime brevi osservazioni

Seppur senza ancora tutti gli approfondimenti del caso, la manovra d’estate ha risolto un quesito di giurisdizione che troppo spesso ricadeva su contribuenti lasciandoli nella difficoltà di districarsi fra norme mal coordinate e indicazioni amministrative confusionarie.

La legge 248/06, sciogliendo il dilemma, ha indicato all’art. 35 comma 26 quinquies la giurisdizione delle commissioni tributarie per le impugnazioni di fermi amministrativi e delle iscrizioni ipotecarie, disponendo testualmente: “All'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, dopo la lettera e), sono inserite le seguenti:

e-bis) l'iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all'articolo 77 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni;

    e-ter) il fermo di beni mobili registrati di cui all'articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni”.

Per puntualità bisogna evidenziare che tale comma è  stato introdotto solo in sede di conversione in legge, non essendovi traccia alcuna nel decreto 223/06.

Questa tipologia di atti si aggiunge a quelli già previsti dall’art. 19, co. 1, D. Lgs 546/92, e cioè : a) avviso di accertamento del tributo; b) avviso di liquidazione del tributo; c) il provvedimento che irroga le sanzioni; d) il ruolo e la cartella di pagamento; e) l'avviso di mora; f) gli atti relativi alle operazioni catastali indicate nell'art. 2, comma 3; g) il rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi o altri accessori non dovuti; h) il diniego o la revoca di agevolazioni o il rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari; i) ogni altro atto per il quale la legge ne preveda l'autonoma impugnabilità davanti alle commissioni tributarie.  

Prima facie il legislatore sembra non aver assorbito quella recentissima sentenza, che poneva un punto fermo alla questione, della Corte di Cassazione SS.UU. 31.01.2006, n. 2053, a mente della quale, contro gli atti di fermo amministrativo, l’azione difensiva era esperibile presso la giurisdizione del giudice ordinario, da esercitare con le forme consentite dall’art. 57 D.P.R. 602/73, dell’opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi; ciò sul presupposto che il fermo, come l’iscrizione ipotecaria ex art. 77 citato D.P.R., è atto funzionale all’espropriazione forzata e, quindi, mezzo di realizzazione del credito.

Non può non esser evidenziato che tale indirizzo legittimava scetticismo nell’argomentazione giuridica della menzionata sentenza. Più specificamente lasciava perplesso che si usassero, come mezzi d’impugnazione, avverso misure di tutela e cautela - volte ad aumentare la generica garanzia patrimoniale del creditore -, opposizioni specificamente dettate per “contrastare” la soddisfazione coercitiva del credito, non interpretando quegli atti come cautelativi ma esecutivi.

In forza di tale sentenza, in altri termini, si autorizzava la estensione della tutela ex artt. 615 e 617 c.p.c. prevista per la fase esecutiva ad una fase del tutto diversa, quella cautelare.

La legge riporta, dunque, su binari più idonei la problematica, riconoscendo esplicitamente come cautelari e non esecutivi quei provvedimenti e rendendo coerente la loro assegnazione alla giurisdizione della commissione tributaria.

Per vero, un interrogativo vien lasciato senza risposta: la commissione tributaria ha giurisdizione anche quando alla base dei provvedimenti di fermo o iscrizione ipotecaria vi siano ruoli aventi ad oggetto sanzioni amministrative, avverso le quali sussiste giurisdizione esclusiva del giudice di pace? Pari domanda resta valida per i ruoli contenenti recuperi previdenziali, nati da rapporti di lavoro, essendo competente per questi il giudice del lavoro, e così per altre giurisdizioni speciali anche se i loro recuperi sono affidati ai sistemi esattoriali.

Tenuto conto della natura di tali riscossioni la risposta dovrebbe essere negativa. Non peregrina però sarebbe anche la tesi affermativa, e ciò per un motivo di ordine logico e sistematico.

Il ricorrente che si troverà ad impugnare uno di quei provvedimenti in ogni caso non può entrare nel merito della formazione del ruolo, essendo l’esame del Giudice limitato alla verifica della legittimità degli atti e della procedura posta in essere a partire dalla notifica, e non anche del contenuto e della legittimità della formazione della cartella esattoriale, e fino alla formazione degli atti in esame. Dunque, una opposizione che si fondi su vizi della formazione del titolo di credito risulterebbe in ogni caso inammissibile indipendentemente dal giudice adito.

L’esame dell’addebito ha rilevanza nel solo caso di nullità o inesistenza delle notifiche delle cartelle.

Ma nella fattispecie la verifica della notifica della cartella avente ad oggetto sanzioni amministrative, è squisitamente funzionale alla regolarità della procedura del fermo amministrativo o dell’iscrizione ipotecaria. Infatti, secondo il combinato disposto degli artt. 77, 86, 50 co.I del DPR 602/73, il concessionario procede alle misure cautelari in esame solo decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella. Pertanto questo esame non interferisce con la giurisdizione esclusiva del giudice di pace.

Discorso analogo in caso di cartelle già pagate. I giudici tributari si limiterebbero ad una mera verifica della corrispondenza tra quanto richiesto e quanto già versato.

In definitiva, una diversa lettura della situazione giuridica non appare proponibile. L’attribuzione, in ottemperanza alle Sezioni Unite, della giurisdizione in capo al giudice ordinario, con le forme consentite dall’art. 57 D.P.R. 602/73, dell’opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi, avverso quei provvedimenti di fermo amministrativo o iscrizione ipotecaria con pretesa di natura diversa da quella cautelare, avrebbe lasciato una sproporzione di tutela che non avrebbe avuto alcun tipo di giustificazione, essendo l’art. 57 D.P.R. 602/73 limitativo della facoltà d’impugnare ai soli casi di impignorabilità dei beni, costringendo, per l’effetto, il debitore, in tutti gli altri casi, al solve et repete.  

Avvocato Vincenzo Francesco Sbrescia

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